Alimentazione. Il ruolo della psicologia.

Alimentazione. Il ruolo della psicologia.
Celebrato in molte e note
trasmissioni televisive, il cibo, oltre all’aspetto di funzione
nutritiva, ha assunto significati simbolici di relazione e
comunicazione. Esso rappresenta, in molte circostanze,
un’occasione di incontro, un modo per “stare con gli altri”.
Non è solo un veicolo di relazione, ma anche mezzo di comunicazione ed
espressione di sé e degli aspetti profondi ed importanti della
personalità.
Espressione
tipica, in chiave patologica, dell’aspetto metaforico e
comunicativo del cibo sono i noti disturbi
del comportamento alimentare.
Il cibo in questo caso non risponde allo stimolo della fame, ma
risponde ad altri tipi di richieste di natura emotiva e contestuale.
“Mangiare”
è una funzione psicologica complessa nella quale entrano in gioco
non solo aspetti biologico-nutrizionali, ma culturali, sociali e
familiari. La scelte alimentari risentono molto dell’ influenza
dell’ambiente nel quale si vive.
Quando si
parla della relazione tra alimentazione e psicologia l’attenzione
va al contesto clinico e ai disturbi del comportamento
alimentare.
C’è
tutto un settore, invece, della psicologia sociale che aiuta a
comprendere una serie di fattori che sono alla base della scelta
alimentari, non patologiche.
C’è
poi tutto un altro settore in cui le azioni e gli strumenti della
psicologia possono essere utilizzati in chiave non patologica:
quello della prevenzione per migliorare i comportamenti alimentari,
il rapporto con cibo sia nei suoi aspetti nutrizionali che
psicologici.
Personalmente
ritengo che oggi il cibo venga molto investito nei suoi aspetti di
moda, attrattiva e convivialità. La tendenza
diffusa tra le persone per stare insieme è “andare mangiare”.
Questo aspetto andrebbe disinvestito a vantaggio di un altro aspetto,
quello della promozione di comportamenti alimentari corretti per
prevenire molte malattie, compresi di disturbi
del comportamento alimentare.
La tendenza
diffusa è quella di alimentarsi, anzi a sovralimentarsi, e non
nutrirsi. La sovralimentazione riguarda 2 miliardi e mezzo di persone
nel mondo. Sovrappeso ed obesità sono considerati l’epidemia del
terzo millennio. 200 milioni di bambini troppo grassi. Dati piuttosto
allarmanti.
Non aggiungo
nulla nuovo sostenendo che tra alimentazione e salute c’è un
legame molto stretto, che la prevenzione di molte malattie gravi ed
invalidanti comincia a tavola, che l’adozione di comportamenti
alimentari corretti dovrebbe far parte dei doveri da inculcare nella
mente di bambini fin da piccoli.
Sovrappeso
ed obesità sono ancora visti ,purtroppo, solo come un problema
estetico, e non come un questione di salute, e vengono affrontati
solo con azioni ed interventi medico-nutrizionali, nonostante sia
ampiamente riconosciuto che il comportamento alimentare è un
comportamento appreso che risente dell’influenza dei fattori
biologici, culturali, familiari e comportamentali e quindi
modificabile.
Le
azioni e gli interventi della psicologia a cosa servono
e dove intervengono?
La
psicologia può intervenire proprio nella modifica degli aspetti
psico-sociali e comportamentali.
Cambiare il
comportamento alimentare significa aiutare la persona a cambiare il
proprio stile di vita.
L’alimentazione
è un comportamento appreso e quindi può essere modificato, aiutando
la persona,da una parte a capire il significato di cui il cibo è
investito, dall’altra fornendogli una serie di strumenti e tecniche
di autocontrollo, come il diario alimentare, che serve sia a
monitorare i comportamenti alimentari, sia i pensieri e le emozioni
associate ad esso. Azioni ed interventi di tipo psicologico servono
ad aiutare le persone a riconoscere ed utilizzare le proprie risorse
e potenziare la motivazione verso il cambiamento di uno stile di vita
adeguato.
Qual è
il senso di integrare gli interventi di
tipo medico con quelli psichici?
Il
comportamento alimentare è una funzione complessa nella quale sono
coinvolti fattori biologici, culturali, psicologici e familiari.
Intervenire
solo sull’aspetto medico trascurando l’aspetto psicologico
significa ridurre se non fallire l’efficacia di un intervento.
Investire
sugli aspetti psichici assicura, non solo, una maggiore efficacia
dell’intervento ed il suo mantenimento nel tempo, ma soprattutto
restituisce alla persona l’ “empowerment” sulla propria qualità
di vita.