I dipendenti di “Villa dei Pini” fanno ricorso al Tar.

I dipendenti di “Villa dei Pini” fanno ricorso al Tar.
(Il Mattino) – I dipendenti di Villa dei Pini si appellano al Tar. Un ricorso al Tribunale amministrativo per provare a salvare il proprio posto di lavoro e continuare a garantire un servizio primario a decine di malati della provincia di Avellino e della regione. I dipendenti della casa di cura «Villa dei Pini» hanno depositato – attraverso l’avvocato amministrativista Paolo Centore di Caserta – un ricorso al Tar Campania attraverso il quale hanno impugnato il decreto 94 del commissario ad acta per il piano di rientro del deficit sanitario in regione, il governatore Stefano Caldoro, ed hanno chiesto di sospenderne gli effetti.
Il provvedimento in questione – evidenzia il legale – «ha, di fatto, azzerato una tipologia ben definita di struttura, la casa di cura neuropsichiatrica finalizzata alla somministrazione di prestazioni ospedaliere in regime di ricovero, nella fase di acuzie». Un dispositivo che «priva i pazienti neuropsichiatrici in fase di acuzie, di durata dai 30 ai 50 giorni, della possibilità di essere trattati in strutture private di tipo ospedaliero accreditate con il Servizio sanitario nazionale».
Tra queste «Villa dei Pini», i cui vertici hanno aperto una procedura per la messa in mobilità di 38 dipendenti tra vari profili professionali. Una decisione rispetto alla quale è stato intrapreso, nel contempo, anche un percorso sindacale. Il decreto del presidente Caldoro, nella sua funzione di commissario alla Sanità, prevede la «riconversione delle case di cura neuropsichiatriche in strutture assolutamente diverse, di tipo residenziale, inidonee, perché non attrezzate in tal senso, a somministrare le prestazioni attuali, che hanno il solo scopo di accogliere i pazienti decorsa la fase di acuzie». In sostanza, potrebbero ospitare i pazienti neuropsichiatrici soltanto dopo che questi hanno superato lo stadio di massima gravità.
«Il termine entro cui procedere alla riconversione – spiega ancora l’avvocato Centore – è il prossimo 28 febbraio. Dal mese di marzo, dunque, ogni paziente neuropsichiatrico che sarà in fase acuta sarà costretto a trasferirsi in altre regioni, dove non sono state soppresse le case di cura neuropsichiatriche».
Il provvedimento di Caldoro rischierebbe di ingenerare, dunque, difficoltà di tipo sanitario a pazienti affetti da patologie neuropsichiatriche, ma anche conseguenze pesanti per i dipendenti delle strutture interessate dal provvedimento che potrebbero essere costrette – com’è nel caso di «Villa dei Pini» – a sostanziali tagli dei livelli occupazionali.
Non solo. «La vicenda – aggiunge il legale che ha curato il ricorso su mandato dei dipendenti della casa di cura irpina – finirà per provocare problemi di ordine pubblico in Campania perché non è certo che tutti i pazienti in fase acuta neuropsichiatrica abbiano la possibilità di recarsi in regioni lontane per sottoporsi alle cure necessarie».
Su queste motivazioni si basa la decisione di ricorrere anche al Tribunale amministrativo per provare a sospendere gli effetti del decreto del commissario alla sanità. «Un ricorso analogo al Tar Campania – aggiunge Centore – sarà depositato nell’interesse del Comitato per la tutela dei diritti del malato neuropsichiatrico, costituitosi proprio per sostenere le ragioni dei pazienti, gravemente lesi nel loro diritto alla salute, costituzionalmente garantito».
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