Morto in ospedale a Napoli. Pisani: tesi contraddittoria!

Morto in ospedale a Napoli. Pisani: tesi contraddittoria!
(Il Mattino) Ernesto Biancolino, il 35enne morto all’ ospedale «San Giovanni Bosco» soffriva di una «severa granulocitopenia», con appena 2500 globuli bianchi, provocata probabilmente da un’ assunzione massiccia e protratta di «Depakin», un farmaco anti-epilettico. È quanto scrive nella relazione inviata al Direttore generale dell’ Asl 1 il direttore sanitario del «San Giovanni Bosco» Vito Rago.
«Al polmone destro – aggiunge il direttore sanitario, che ha compiuto un’ ‘indagine tecnica’ sulle circostanze della morte del 35 napoletano – risultava uno pneumotorace ed il sinistro era completamente opacato». Un chirurgo ha applicato un drenaggio per lo svuotamento del polmone destro. Dopo circa tre ore – è detto nella relazione – Biancolino ha avuto una crisi respiratoria ed un arresto cardiaco: «Appare evidente – conclude il direttore sanitario del San Giovanni Bosco – che una corrente d’ aria, presunta, non può essere certamente considerata quale causa scatenante di una sintomatologia di tale complessità». 
LA REPLICA DI PISANI. “Non ci sono giustificazioni per il trattamento disumano e la scarsa assistenza, contraddittoria e strumentale la tesi della direzione” scrive il legale della famiglia del 34enne.  «Frasi – spiega Angelo Pisani – che si commentano da sole e sono la riprova della condizione del sistema sanitario campano purtroppo nota a tanti ammalati: ma dove era il nuovo direttore mentre Ernesto abbandonato in barella subiva trattamento disumano ? Ma quale finestra e spiffero ha visto ? Quale condizionatore ha visionato  e quando l’avrebbe controllato dopo la tragedia? Apprendiamo anche che è stato praticato il drenaggio al povero Ernesto. Ma quando? Quando era già troppo tardi, dopo ore e ore di abbandono senza assistenza ed  al gelo?».« Le risposte, oltre che alla loro coscienza, dovranno darle ai magistrati. Da parte nostra attendiamo i risultati dell’autopsia e degli esami peritali sperando che la sanità campana si distingua per le cure dei pazienti e non per le note e mortali barelle”.
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