Napoli: riparte il processo sul sangue infetto

Napoli: riparte il processo sul sangue infetto
(Articolo Tre) – R.C.- Più di qualcuno non ci sperava più, ma è ripreso avanti il Tribunale di Napoli il processo della vergogna: il sangue infetto.
Alla sbarra l’industriale farmaceutico Guelfo Marcucci e l’ex direttore generale del Ministero della Salute, l’uomo dai pouf d’oro, Duilio Poggiolini.
I due vecchietti eccellenti sono protagonisti di uno degli scandali-vergogna del Paese, le trasfusioni di emoderivati fuori da ogni controllo. Sacche di sangue immesse sul mercato tra gli anni ottanta e novanta, risultate positive ai test sull’HIV e Epatite B.
Decine di migliaia i contagiati e ancora imprecisato il numero dei decessi.
Una storia giudiziaria infinita, che inizia a Trento e si sposta per competenza a Napoli. Con la prima udienza a 25 anni di distanza dai fatti. Prescritta la maggior parte dei reati e, fortunatamente, resta in piedi l’accusa di omicidio plurimo aggravato dalla prevedibilità della colpa.
Parte civile lo stesso Ministero della salute che ha chiesto a Marcucci un risarcimento di 55 milioni di euro.
Molti reati sono stati prescritti, ma resta in piedi l’accusa di  omicidio colposo plurimo aggravato dalla prevedibilità della colpa. Contro gli accusati si è costituito come parte civile il Ministero della Salute che ha chiesto a nome dei pazienti contagiati un risarcimento di 55 milioni di euro. Guelfo Marcucci era il proprietario delle aziende Aimaderivati, Farmabiagini e Sclavo che avrebbero immesso nel mercato, secondo l’accusa, sacche di sangue infetto.
Ma sono gli emotrasfusi contagiati e i loro familiari che sperano di ottenere giustizia e una delle memorie storiche delle associazioni che rappresentano le vittime da sangue infetto, Andrea Spinetti, dichiara  ad Articolotre “Dopo le ultime costituzioni di parte civile da parte delle Associazioni di Emofilici mancanti adesso partira’ il dibattito vero e proprio,che ritengo possa dare informazioni interessanti e sopratutto finalmente la giusta prospettiva sui fatti realmente accaduti in quegli anni,che continuano a produrre morti quando il reato di epidemia, grazie a questa giustizia “tritacarne”forse ancor piu’ del reato stesso. Questo per affermare che Marcucci e Poggiolini rischiano di apparire oggi quasi come gi agnelli sacrificali di un sistema che ha fatto di tutto per gettare ombre e misteri su questa vicenda che ha responsabilita’ molto piu’ allargate di quelle gia’ individuate”.
Gli fa eco l’avvocato palermitano che assiste le vittime, Ermanno Zancla “siamo riusciti a superare lo scoglio dell’udienza preliminare, la difesa puntava a far terminare il processo subito, invece così non è”.
La difesa punta anche a sollevare il difetto di competenza territoriale, “ormai c’e’ il principio perpatuatio iurisdictionis quindi la competenza è radicata, il processo resta Napoli”.
Commenta ancora l’avvocato Zancla “E’ un processo importante, incredibilmente ignorato dai media, chiaramente c’è una qualche volontà che mira a farlo passare inosservato”.
Taggato con