Riaprono cinque ospedali in Campania: 800 posti letto in più!

Riaprono cinque ospedali in Campania: 800 posti letto in più!
Una sintesi prova a farla Raffaele Calabrò. «Il paziente nell’ospedale giusto al momento giusto», dice il consigliere di Caldoro per la Sanità. È a questa filosofia che si ispira il piano ospedaliero presentato ieri dal governatore e all’esame del ministero della Salute. Il principio è quello della rete territoriale. «La Campania – spiega Calabrò – ha guadagnato un numero di posti letto per il suo buon andamento degli anni precedenti e in questa maniera riusciamo a riorganizzare gli ospedali secondo quelle che sono le esigenze di ogni singolo territorio, riequilibrando anche tra le varie province lì dove c’erano carenze. L’obiettivo è di migliorare la qualità dell’assistenza migliorando i servizi». 
Posti letto. È la vera novità del piano, dalla quale discende la scelta di riattivare i pronto soccorso di cinque ospedali. Il numero dei posti letto è fissato in 19.726, con un incremento di 802 unità. Con questo aumento di posti la Campania si riallinea alla media nazionale, obiettivo raggiunto grazie a una battaglia fatta dalla Regione in Conferenza Stato-Regioni: il numero dei posti letto è stato ricalcolato non più sull’anzianità della popolazione (criterio che penalizzava la Campania) ma sul numero effettivo degli abitanti. Il fabbisogno è stato infine determinato sulla valutazione della reale occupazione dei posti letto negli ultimi cinque anni cercando di accorciare le liste di attesa e di avere una copertura dei posti letto non inferiore al 70 per cento. Il piano prevede anche il potenziamento dei posti letto per la riabilitazione e la lungodegenza: ne sono previsti 2.990 di cui 2.187 per la riabilitazione e 803 per le lungodegenze dopo la fase acuta. Infine per i servizi psichiatrici i posti letto passano da 196 a 234. 
Pronto soccorso. L’incremento dei posti letto consente alla Regione di riattivare i pronto soccorso di sei ospedali (Torre del Greco, Scafati, Cava de’ Tirreni, Oliveto Citra, Maddaloni, Loreto Mare) che furono chiusi o ridimensionati nel 2010 perchè considerati rami secchi o doppioni di presìdi vicini (è il caso dell’ospedale di Torre del Greco, chiuso in favore del nuovo ospedale di Boscotrecase, o di Maddaloni, stretto tra Caserta e Marcianise). Insomma, il vecchio piano ospedaliero li considerava non produttivi e dunque da tagliare. Oggi quelle strutture rientrano nella rete dell’emergenza grazie all’incremento dei posti letto. Queste sei strutture riacquistano Medicina, Chirurgia, Ortopedia, Ostetricia (sempre che siano garantiti almeno 500 parti all’anno). Inoltre, il piano prevede due pronto soccorso a Capri e Roccadaspide, considerate zone disagiate, e un punto di primo intervento presso il Castiglione di Ravello. Le reti. Sono tre: ictus, cardiologia, trauma. Sono organizzate per hube spoke. Gli spoke sono il primo accesso, punto di smistamento del paziente verso gli hub, suddivisi in hub di primo e di secondo livello a seconda delle tecnologie. Per esempio, in cardiologia un hub di primo livello ha l’emodinamica interventistica ma non la cardiochirurgia, di cui dispone invece l’hub di secondo livello. Per restare nella cardiologia, la rete prevede anche 37 Utic (Unità di terapia intensiva coronarica) di cui solo 19 con emodinamica interventistica. Nella rete cardiologica rientrano anche cinque strutture private (le cliniche Mediterranea, Montevergine, San Michele di Maddaloni, Pineta Grande, Villa Betania). Per quanto riguarda l’ictus, la rete dell’emergenza è organizzata in 8 hube in 12 spoke, mentre per il trauma ci sono 6 hub di primo livello e tre di secondo livello, uno per macroarea: l’ospedale Sant’Anna di Caserta per Campania Nord; il San Giovanni di Dio di Salerno per Campania Sud; l’Ospedale del Mare (quando entrerà in funzione) per Campania Centro. In totale, la rete dell’emergenza è composta da 32 presìdi di base di pronto soccorso; 9 Dea (dipartimento di emergenza e accettazione) di primo livello (per esempio: il San Giovanni Bosco e il San Paolo); 6 Dea di secondo livello (a Napoli il Cardarelli oltre all’Ospedale del Mare quando sarà a regime). 
La rete neonatale. Il piano è tarato su 54.000 parti all’anno e prevede la concentrazione di punti nascita passando dai 68 del 2013 ai 60 del 2015, che resta una dotazione superiore allo standard nazionale per l’alta natalità in Campania. Resta anche il tetto dei 500 parti all’anno, il minimo per giustificare l’esistenza di un punto nascita, con una deroga per sei zone disagiate: Ariano Irpino, Piedimonte Matese, Sessa Aurunca, Ischia, Sapri, Vallo della Lucania. Il piano prevede l’aumento dei posti letto di terapia intensiva neonatale: dagli attuali 110 ai 156 programmati. 
Nuovi ospedali. Nel piano proposto dalla Regione sono inserite quattro nuove strutture. Due sono in via di realizzazione: l’Ospedale del Mare, del quale sono stati inaugurati i primi ambulatori, sarà completato entro agosto e sarà a regime a inizio del 2016; a Caserta sono in corso i lavori del Policlinico: tempi di conclusione, circa due anni. In fase molto embrionale è invece la progettazione dell’ospedale unico della Penisola Sorrentina e dell’ospedale della Valle del Sele. (Paolo Mainiero – Il Mattino)
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