La Terra dei fuochi e i tumori: i primi dati, nessuna certezza

La Terra dei fuochi e i tumori: i primi dati, nessuna certezza
Una bara bianca. Nella narrazione sul dramma della Terra dei fuochi è un’immagine diventata tòpos di una storia che, oltre alle sofferenze personali, è somma di contraddizioni, pareri in libertà, confronti tra tesi e convinzioni diverse.

Le bare bianche simbolo dei bambini morti di cancro, nell’area tra le province di Caserta e Napoli che, in 88 Comuni, concentra un immaginario di degrado, devastazioni territoriali, incuria.

I rifiuti e i loro veleni, gli antri malefici di tonnellate di ecoballe, luoghi dai nomi evocatori come Taverna del Re, ex Resit, Masseria del Pozzo. È ancora possibile, dopo il tutto e il contrario di tutto ascoltati in almeno due anni, raccontare questa realtà, andando oltre il luogo comune e, senza nascondere o omettere nulla, offrire ventagli di ipotesi, su cui intervenire? È possibile non farsi schiacciare dall’emozione impotente dei nomi dei piccoli morti di tumore? Tonia, Miriam, Antonio, Giusy, Alessandra: la loro dolente ”Spoon River” cerca risposte scientificamente certe.
 
L’Istituto superiore di sanità ha diffuso nel luglio 2014 il suo studio sull’incidenza e le statistiche dei tumori nella terra dei fuochi. È il famoso rapporto «Sentieri», dallo scorso settembre diventato una pubblicazione stampata. C’è anche lo studio sui bambini, il «Sentieri kids», ultimo (per ora) approfondimento nazionale. Sostengono i quattro ricercatori dell’Istituto superiore di sanità (Ivano Iavarone, Roberta Pirastu, Giada Minelli, Pietro Comba): «Due pubblicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità sui rischi per la salute dei bambini concludono che l’esposizione a cancerogeni nel periodo del preconcepimento, durante la vita intrauterina, o nella prima infanzia, possono causare lo sviluppo di tumori durante l’infanzia o durante la vita adulta».