Che fine fanno i soldi della ricerca medica?

Che fine fanno i soldi della ricerca medica?
La ricerca indipendente, finanziata dallo Stato, è estremamente utile, ma senza regole e senza i necessari controlli rischia di diventare fonte di spreco. La dimostrazione è giunta stamani, a Bologna, nel corso della Conferenza Nazionale Gimbe, con la presentazione in anteprima dei risultati di uno studio Aifa (Agenzia italiana per il farmaco) Gimbe (Gruppo italiano per la medicina basata sulle evidenze).
LE PREMESSE. La legge che nel 2004 ha istituito l’Aifa chiedeva alle aziende farmaceutiche di contribuire a un fondo destinato a un programma di ricerca indipendente sui farmaci con il 5% delle spese promozionali. Attraverso questo programma negli anni 2005-2009 l’Aifa ha finanziato ben 207 progetti di ricerca con un totale di circa 96,6 milioni di euro: tutti studi di interesse collettivo, importanti perché in ambiti in cui è necessario che la ricerca non sia condizionata da interessi di parte.
Un esempio lo racconta su Ricerca & Pratica Giuseppe Traversa, del centro nazionale di epidemiologia dell’Istituto superiore di Sanità, allora responsabile dell’Ufficio ricerca e sviluppo di Aifa: nel 2007 l’Agenzia finanziò uno studio condotto in molti centri sui pazienti con tumore al polmone non a piccole cellule alla prima recidiva, o che non rispondono alla terapia di primo livello. Lo studio confrontava i risultati di un nuovo farmaco, l’erlotinib, con la chemioterapia a base di docetaxel. I risultati dimostrarono che l’erlotinib, nonostante un costo aggiuntivo di circa 2.000 euro per paziente, produceva esiti peggiori in termini di tempi per la progressione della malattia e di sopravvivenza complessiva.
Tenuto conto che l’erlotinib sarebbe potuto diventare il farmaco di riferimento per circa il 90% dei pazienti con questo tumore, è evidente che i risultati di questo studio applicati nella pratica medica possano non solo produrre un miglioramento dello stato di salute dei pazienti ma anche un ingente risparmio per il Ssn che, in soli 2-3 anni avrebbe ampiamente finanziato i circa 13 milioni di euro che l’Aifa aveva investito quell’anno per tutti i progetti di ricerca. Uno studio tanto importante da essere ospitato nel 2013 sulla prestigiosa rivista Lancet Oncology.
Ma dal 2009 a oggi c’è stato un solo bando, pubblicato nel 2012, del quale non sono ancora noti i risultati, mentre per i soli anni 2010-2015 giacciono inutilizzati circa 38 milioni di euro.