Benessere psicologico e smart working. Lavorare da casa fa bene alla salute mentale?

Benessere psicologico e smart working. Lavorare da casa fa bene alla salute mentale?

Dopo la pandemia sono stati sempre di più in Italia i lavoratori che hanno provato sulla loro “pelle” un nuovo metodo di lavoro: lo smart working. Il lavoro agile, molto utilizzato in altre realtà europee e oltreoceano, è stata una mezza novità in Italia. Dove la maggior parte degli impiegati era abituata ogni giorno a camminare, prendere i mezzi o l’auto per arrivare in ufficio o in sede e collaborare con i colleghi, socializzare ecc…

 

Inizialmente, lo smart working può essere stata una novità non semplice da gestire. Ma questa forma di lavoro fa bene sul benessere psicologico? Oggi nonostante la fine del lockdown, sono sempre di più i lavoratori e impiegati che vorrebbero rimanere in smart working. Ma quali sono i vantaggi oggettivi e quali i problemi che potrebbe implicare questa forma di lavoro sul benessere sociale o psicologico?

 

Vantaggi e possibili svantaggi a livello psicologico dello smart working

Diversi uomini e donne hanno trovato nello smart working un alleato per una vita più semplice, meno frenetica e ideale per la propria organizzazione domestica e familiare. Ma è davvero tutto positivo in questa forma di lavoro?

Lo smart working se organizzato in modo ottimale, se gli orari non vengono diluiti eccessivamente nel corso della giornata, finendo alla fine di vivere una vita “sempre a lavoro”, può essere positivo per abbassare lo stress (come quello causato dai mezzi di trasporto, dal traffico, maltempo ecc…) e vivere una vita familiare più piena e serena.

Così psicologicamente da una parte c’è una sensazione di maggiore libertà, dall’altra la sensazione di aver lavorato di più e di non essere stati abbastanza produttivi, a causa del fatto di non aver mantenuto la propria concentrazione al meglio.

Lo smart working risulta essere positivo per il benessere psicologico dunque solo ad alcune condizioni quali: organizzazione, capacità di mantenere il focus, vita sociale esterna a quella lavorativa.

Perché per molti, invece, lo smart working può essere deleterio dal punto di vista psicologico e sociale. Una vita lavorativa insieme ai propri colleghi può essere un modo per affrontare meglio la giornata, per alleggerire le tensioni, migliorare i risultati, aumentare la creatività o il problem solving. Il lavoro agile, dunque, potrebbe psicologicamente compromettere le capacità empatiche dei lavoratori. Amplificando l’isolamento e le fobie di persone che sono predisposte a questo comportamento.

 

Smart working: sì o no per il benessere psicologico?

In definitiva, per il benessere psicologico, una soluzione potrebbe essere quella di un lavoro agile “misto” tra smart working e incontri con i colleghi. Al fine di non appiattire o azzerare i legami interpersonali, a causa di una distanza fisica tra colleghi, potrebbe essere utile in campo aziendale provare una settimana composta da momenti di lavoro agile e incontri in ufficio per migliorare la produttività, il focus e le relazioni personali. L’attuale emergenza che porta sempre più ad allontanarci dalle persone, potrebbe offrire la possibilità (nei campi in cui ciò risulta possibile), a trovare un nuovo modo di lavorare dove si riesce ad avere maggiore libertà senza però azzerare i rapporti sociali. Tutelando in questo modo la salute psicologica, sociale e relazionale.

 

In conclusione, non ci si deve dimenticare, che l’interazione con gli altri porta psicologicamente all’attivazione dei neuroni specchio, che passa dal contatto visivo con chi abbiamo dinanzi, e che permette di sviluppare nelle persone la capacità di sentire ciò che prova chi abbiamo difronte. Aumentando così il senso di empatia e di altruismo, costruendo anche una società che si basi sempre più sul benessere di tutti e non solo del singolo.

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