Dolore. Agli uomini serve almeno il 60% in più di morfina delle donne per ottenere lo stesso sollievo

Dolore. Agli uomini serve almeno il 60% in più di morfina delle donne per ottenere lo stesso sollievo
È quanto racconta Antonio Corcione, presidente della Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva, alla vigilia del XIV Congresso Nazionale dell’Area culturale del dolore Siaarti e del XXV Convegno della Sicurezza in Anestesia che si svolgerà a Napoli dal 10 al 12 dicembre presso il Centro Congressi della Stazione Marittima.
 
 
 

Il dolore è un’esperienza complessa, che deriva dall’integrazione di componenti fisiche, psichiche e socio-culturali. Oggigiorno sappiamo che gli stimoli nocicettivi vengono percepiti e integrati in modo molto diverso nei due sessi e che il dolore cronico affligge in percentuale significativamente più elevata il sesso femminile: eppure, risulta che le donne hanno ancora una probabilità più bassa di ricevere le terapie adeguate. Le motivazioni per le quali persistono alcune barriere al trattamento analgesico nella popolazione femminile riconoscono forti radici psico-sociali, che possono essere identificate nei differenti ruoli di genere o nelle strategie di sopportazione del dolore, ma anche in una certa carenza nella comprensione o nell’accettazione di quelle differenze biologiche tra maschi e femmine che influenzano in modo rilevante le modalità di percezione del dolore”. Così Antonio Corcione, presidente della Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva, spiega le diffedenze di genere rispetto al tema del dolore, alla vigilia del XIV Congresso Nazionale dell’Area culturale del dolore Siaarti e del XXV Convegno della Sicurezza in Anestesia che si svolgerà a Napoli dal 10 al 12 dicembre.

 
Ma a cosa si devono queste differenze di genere nella percezione e nella risposta a dolore? Corcione spiega come, secondo diversi studi, “le differenze di prevalenza e di percezione del dolore possono essere in parte spiegate dal diverso assetto anatomico e ormonale, un’ipotesi supportata sia dal fatto che alcune di queste differenze sembrano attenuarsi alla fine della vita riproduttiva, sia dal riscontro che l’analgesia indotta da stress riconosce una modulazione da parte degli estrogeni e che alcune condizioni di dolore moderato, come quello mestruale, sono accompagnate da variazioni negli ormoni sessuali”.
 
“La ricerca ha ormai indicato con certezza che, in genere, nelle condizioni dolorose croniche le donne presentano un numero maggiore di ricorrenze, ma anche un dolore più intenso e più persistente rispetto agli uomini – prosegue l’esperto -. Tali evidenze devono essere attentamente considerate ogniqualvolta si debbano valutare l’intensità del dolore, le sue conseguenze e il trattamento delle patologie sottostanti. L’importante differenza presente a livello clinico tra maschi e femmine, la presenza cioè di molte più donne sofferenti di dolore cronico che uomini, ha fatto sì che i clinici e i ricercatori ponessero sempre più attenzione al fattore sesso. Questo ha permesso di acquisire numerose informazioni soprattutto sull’influenza degli ormoni gonadici e sulle strutture del sistema nervoso coinvolte nel dolore. Più recentemente sono stati studiati altri aspetti molto importanti quale, ad esempio, la differenza di genere nella risposta alla terapia permettendo la scoperta di differenze sostanziali nell’uso di molti farmaci”.