SCOMPENSO CARDIACO: UN AIUTO DAGLI OMEGA-3

SCOMPENSO CARDIACO: UN AIUTO DAGLI OMEGA-3

Gli omega 3, acidi grassi polinsaturi presenti in differenti specie di pesci come salmone, tonno, sardine, sono molto importanti per il cuore e in particolar modo nello scompenso cardiaco. 

Un nuovo studio italiano del Gissi-HF (Gruppo Italiano per lo Studio della Sopravvivenza nell’Infarto miocardico), condotto grazie al supporto di rinomate e affermate aziende farmaceutiche specializzate nell’area cardiovascolare, ha dimostrato l’importanza degli omega 3 nella prevenzione dello scompenso cardiaco, una patologia che nel nostro paese interessa circa 600 mila persone. I risultati dello studio sono stati presentati in occasione del congresso europeo di cardiologia e pubblicati su The Lancet .
Lo studio è stato articolato su due trial clinici indipendenti ma sviluppati insieme, l’obiettivo era quello di valutare due nuovi trattamenti per lo scompenso cardiaco: gli acidi grassi polinsaturi (n-3 PUFA) e la rosuvastatina, una statina (farmaci che inibiscono la sintesi del colesterolo endogeno) capace di abbassare in modo sensibile il colesterolo LDL e di aumentare il colesterolo HDL. Il risultato è stato sorprendente, l’assunzione regolare di una semplice capsula di un prodotto a base di olio di pesce, priva di effetti collaterali, è riuscita a ridurre la mortalità e l’ospedalizzazione per cause cardiovascolari nei pazienti con scompenso cardiaco. Un risultato che in nessun trial condotto negli ultimi anni, con prodotti di provata efficacia in altre patologie, si era riusciti ad ottenere.
Lo studio GISSI-HF ha dimostrato l’effetto positivo dovuto all’azione antiaritmica derivante dagli omega-3. 
Altri studi pubblicati su JACC e Circulation dimostrano che l’azione degli omega-3 è molto più complessa e riguarda non solo l’elettrofisiologia, ma anche la capacità funzionale del cuore. Secondo l’articolo di Circulation, l’azione principale degli omega-3 è ascrivibile ad una marcata prevenzione della fibrosi cardiaca, causa principale di disfunzione diastolica. Dallo studio su JACC si evince che la somministrazione di omega-3, anche nelle fasi iniziali di scompenso cardiaco da cardiomiopatia dilatativa, migliora la funzione sistolica ed ha il rimarchevole effetto clinico di riduzione dell’ospedalizzazione per scompenso. Gli acidi grassi omega-3 sembrerebbero dunque possedere, oltre all’azione di stabilizzazione di membrana, cui si attribuisce l’effetto antiaritmico, anche un’azione sul rimodellamento cardiaco.

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